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L´imponibilità dell´indennità sostitutiva del preavviso: la scelta di licenziare è irretrattabile dalle parti

Emilio Rocchini, Ricercatore di Diritto del lavoro – Università degli Studi Link Campus University

Cassazione civile, Sez. lav., sentenza 13 maggio 2021, n. 12932

È nel momento stesso in cui il licenziamento acquista efficacia che sorge il diritto del lavoratore all’indennità sostitutiva del preavviso e la conseguente obbligazione contributiva su tale indennità: se poi, successivamente, il lavoratore licenziato rinunci al diritto all’indennità, tale rinuncia non potrà avere alcun effetto sull’ob­bligazione pubblicistica, preesistente alla rinuncia e ad essa indifferente perché il negozio abdicativo proviene da soggetto (il lavoratore) diverso dal titolare (INPS).

1. Con un approccio che non pare rispondere appieno alla domanda del ricorrente, la Cassazione afferma che, una volta sorto il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso in conseguenza della comunicazione del licenziamento, a nulla rileva a fini previdenziali il conseguimento di un accordo transattivo con cui le parti dispongano la risoluzione consensuale del rapporto in epoca successiva alla risoluzione precedentemente comunicata, con conseguente “rinuncia” al preavviso.

La vicenda origina dal licenziamento di alcuni dirigenti da parte di un istituto di credito, intimato con la formula del recesso immediato e l’assunzione della corrispondente obbligazione di pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso contrattualmente dovuto [1]. Al recesso aveva fatto seguito una trattativa tra le parti, risoltasi con la pattuizione di una risoluzione consensuale [continua..]

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