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Qualificazione e tutele dei platform workers: uno sguardo oltremanica

Margherita Volpes, Dottoranda di ricerca in Diritto e Impresa – Università degli Studi di Roma “Luiss-Guido Carli”

UK, The Supreme Court, 19 febbraio 2021, [2021] UKSC 5, Uber BV and others v. Aslam and othersPres. Lord Reed

La sentenza in commento, confermando per l’ordinamento inglese la possibilità di qualificare i rapporti di lavoro in essere con piattaforme di lavoro on demand operanti nel settore del trasporto privato di persone alla “categoria intermedia” dei workers, offre un interessante spunto per tornare ad interrogarsi in merito allo statuto protettivo attualmente garantito in Italia ai lavoratori digitali, attraverso un “volo d’uccello” sui recenti interventi di natura legislativa, giurisprudenziale, istituzionale e sindacale.

PAROLE CHIAVE: digital platforms - platform worker

Qualification and protection of platform workers: a look across the english channel

Keywords: digital platforms – platform workers

Con la sentenza in commento, emessa il 19 febbraio del 2021 nel caso [2021] UKSC 5, Uber BV and others v. Aslam and others, la UK Supreme Court conferma definitivamente la possibilità di qualificare gli autisti della nota compagnia Uber come workers.

Si tratta di uno dei primi casi attinenti alla classificazione dei c.d. platform workers [1] ad essere giunto al vaglio giurisprudenziale nel lontano – eh sì, secondo i tempi scanditi dalla digitalizzazione è ben lontano – 2016, quando l’Employment Tribunal di Londra [2] aveva, con un approccio pioneristico per l’epoca, ritenuto di superare la formale qualificazione in termini [continua..]

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